Ci si vede a Caoscrauso

I ragazzi sono tornati...
Quando, nel 1996, Sandro Veronesi apriva così la sua introduzione al libro Versi rock, si riferiva ai componenti dell'Accademia degli Scrausi (che avevano pubblicato qualche tempo prima un altro saggio sulla lingua della canzone): un gruppo di studenti e di giovani studiosi della lingua italiana, scalmanati, accaldati, "agguerriti", come li aveva definiti il loro stesso maestro, Luca Serianni.
Un gruppo perlopiù di ventenni, tutti col rigore del metodo della tradizione e l'entusiasmo e la passione per ciò che offriva il presente e ai loro occhi dispiegava un futuro sterminato di nuove fonti e di nuove sperimentazioni.
Sono passati dieci anni da allora e i ragazzi (un po' meno ragazzi) sono tornati un'altra volta. Se non fosse che non si torna da nessuna parte e che il "ritorno è un equivoco sentimentale" almeno per due ragioni opposte, eppure entrambe plausibili, come un ossimoro riuscito. La prima è che il tempo - anche noi, tutti diversi (rock) - cambia il luogo dell'incontro fino a renderlo un altro: e in un posto dove non si è mai stati non si torna mica. La seconda è che nel luogo del primo incontro chi c'è, o c'è stato anche solo una volta, con purezza di cuore, forse non se n'è mai andato per davvero e dunque non ha bisogno di tornare.
Noi, gli Scrausi, ognuno per la sua strada (chi insegna all'università, chi scrive, chi lavora alla radio e chi per il cinema, chi promuove la lingua italiana all'estero e chi la lettura, in tutti i luoghi che può), ci siamo ritrovati a Caos calmo. Nel territorio - riserva indiana - della bellezza. E lì è tornato anche Sandro Veronesi-Aquila della Notte. Un po' meno "giovane scrittore" di come per anni i critici hanno ostinatamente continuato a definirlo; e un po' più scrittore e basta, come è chi ci racconta il mondo con gli occhi del suo incanto.
Caoscrauso nasce per questo. Per aprire i confini della riserva. Veronesi ci ha messo la bellezza straziante del Caos; l'accademia, l'entusiasmo scrauso dell'averla riconosciuta (ognuno a modo suo, ognuno per un motivo diverso - potenza dei classici, già nati così, incuranti del tempo).
Ora, siete tutti invitati.
L'occasione è il premio Strega.
Ogni anno - da sessanta a questa parte, da molto prima che venisse percepito come mero terreno d'incontri mondani - questo premio rinnova l'antico patto di quel gruppo di scrittori e di intellettuali "accaldati" che ripartirono dalla letteratura, dalla bellezza, per dare il proprio contributo alla ripresa di un paese straziato dalla guerra e affamato di libertà. Per certi versi come quello di oggi.
Ogni anno, sulle pagine dei giornali, nessuno si ricorda di quel patto e prestano tutti attenzione agli incontri mondani, ai giochi di potere, alle alleanze tra gruppi editoriali, come se tutto fosse stabilito in partenza, come se la bellezza avesse un posto secondario.
E se non fosse così? Se invece - per riprendere le parole di un editore indipendente che l'anno scorso apprese con stupore dell'entrata in finale di un suo libro in gara - "un altro mondo è possibile"?
Ecco, mettiamo che questo mondo qui cominci sostenendo le ragioni di Caos calmo. Mettiamo che tutti quelli che avranno la voglia di leggerlo potranno convincersi della necessità di un libro così. E mettiamo che non avendo un voto allo Strega, decidano di affidare agli Scrausi - che il voto ce l'hanno, tutti insieme, un unico voto collettivo con cui il libro lo hanno candidato - il loro sostegno, la loro voglia di partecipare, ché se il dolore (ed è questo il grande nodo attorno a cui ruota il romanzo) è qualcosa che nessuno ha la forza di affrontare e con cui si tende a rimandare l'appuntamento, a quello con la gioia tutti vorrebbero essere puntuali.
Ecco. Mettiamo che l'ossimoro del titolo abbia scatenato un'energia. Mettiamo che si decida, tutti insieme, di sostenere e di promuovere con gioia - per la sua bellezza - un libro sul dolore. E mettiamo che questa cosa qui, quando saremo in tanti, finisca col dimostrare come nello Strega (nel nostro paese, nel mondo - perché porre limiti?), mica tutto è sempre, ineludibilmente, stabilito dall'alto.
Mettiamo che questo blog sia una riserva in cui tutti quelli che vogliono possano piantare la propria tenda. Mettiamo che quando le tende saranno tante, sarà proprio una bella riserva: una riserva che include e non esclude, che unisce e non separa. Mettiamo che "felicità è vera solo se condivisa". E mettiamo che questo blog nasca per condividere la felicità di sostenere un libro necessario. Un libro che serva - tra le altre cose - a farci ritrovare (noi Scrausi, e tutti quelli che vorranno piantare la loro tenda) sul territorio della bellezza, così raramente condiviso.
Ammesso che una cosa bella debba necessariamente servire a qualcosa.
Francesca Serafini
"La Scocciata" per l'Accademia degli Scrausi
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